Profilo atleti tesserati 2015

Alcuni ritratti nell'esercizio delle loro funzioni

ALOTTO GIOVANNI. I suoi trascorsi da vero podista gli hanno agevolato la transizione atletica al ciclismo. Anche dopo una revisione cardiologica ha mantenuto discreta assiduità per Giri e Tour con elegante propensione alla socialità ma senza rassegnato adeguamento alle retrovie.
BAGLIONI SANDRO. Arruolato per nepotismo in qualità di cugino dell'arconte Pagni, si è dimostrato in corso d'opera assiduo e promettente. Dal nobile parente ha ereditato alcuni panni smessi ma non, per ora, l'attitudine sibaritica.
BAGNOLI ELISABETTA. Solo con la sua iscrizione s'impinguano contemporaneamente le quote rosa, i Bagnoli e i tesserati fantasma. Di lei circolano foto compromettenti in sella a una bici ma si vocifera che sia stata messa in squadra grazie all'intervento nepotistico di Giunti.
BAGNOLI FILIPPO. L'ultimo nato della gloriosa stirpe dei Bagnoli eredita dal fratello A. l'indolenza e dall'omonimo L. la bradicinesia. Ne viene fuori una promettente entità che vanta già duri Giri nel palmares. Sarebbe già tanto però che imparasse ad abbigliarsi in maniera socialmente corretta.

BAGNOLI LORENZO. Esteta del mezzo meccanico, non tollera scostamenti dall’ideale di purezza virginale della bicicletta. Si difende bene su ogni terreno purché asciutto e privo di potenziali fonti di sporcizia. Col poco allenamento consentito da questa bassa soglia di pedalabilità riesce comunque a non sfigurare sulle grandi salite.

BARTOLINI FERNANDO. Se l'apparenza placida e rilassata non inganna, pochi rimireranno la sua schiena in salita. Dovrà soltanto guardarsi da pericolosi incentivi all'allenamento e al dimagrimento.

BERTELLI BEATRICE. Ogni riferimento al sesso debole o alle bellezze in bicicletta sarebbe irriverente. Moltissimi maschi hanno visto le sue brune chiome debordanti dal casco allontanarsi in salita o in discesa. In pianura invece converte spesso la sua energia cinetica in garruli trastulli coi vicini di manubrio.

BOLDRINI MASSIMO. Potente e tenace passista, spinge sui pedali con due ipertrofici stantuffi che non rappresentano certo lo strumento più desiderabile per uno scalatore. In pianura tira senza mai voltarsi o chiedere cambi seminando per strada i compagni più distratti o affaticati. Dopo accurate analisi di biologia molecolare, si è scoperto che si tratta del primo esemplare al mondo di ciclista transgenico.

BOLDRINI MANUELO. Arruolato in qualità di padre non transgenico del più noto Boldrini. Ciclista ipotetico ma frequentatore di cene sociali.
BUGLIONE ANTONIO. Ha ceduto alle lusinghe del tesseramento dopo varie partecipazioni folcloristiche a classiche e grandi giri. Sulle principali salite dimostra uno spirito pugnace e un'impareggiabile abilità nella retroversione e nel piede a terra.

CAPARRINI ANDREA. Anima, cuore e mente organizzativa dell’Empolitour, ricopre la carica di presidente per diritto divino. Pacato regolarista, è indubbiamente il ciclista più atteso sulle salite anche perché, come Garrone del libro Cuore, ha un indice di massa corporea e una nobiltà d’animo che gli impediscono di staccare compagni più lenti o in difficoltà.

CENTOLA BIAGIO. Fu un ciclista primordiale denominato interruptus per le sue abilità di riduzionista improvviso. È riapparso dopo una ventina d'anni mantenendo inalterata siffatta abilità.

CHIARUGI PAOLO. Concepisce il ciclismo unicamente come sfida alla legge di gravitazione universale. Il suo percorso ideale è fatto di risalite senza discese ardite con partenza al primo albore senza più fermate neanche per pisciare. Antitetiche a questo ideale le abitudini dell’Empolitour gli sono spesso imposte obtorto collo.

CIAMPALINI ROBERTO. Aggregatosi casualmente per strada e perciò noto con l'appellativo di stradino, ha perseverato con la speranza che la mediocrità agonistica della squadra gli consenta di eccellere su qualche salita.
COCCHETTI IVANOÈ. È passato con eleganza dall'aggregazione transitoria all'assuefazione stabile fino a raggiungere le vette montane e mondane del Tour. Molto ligio a soste e convivi non disdegna però di esibire ogni tanto una mai sopita vis agonistica.
CORDERO JOSEPH. Le origini ispaniche e le cosce di diametro boldriniano gli hanno conferito a i suoi esordi un certo alone reverenziale. Con la partecipazione a Classiche e tappe del Giro si è scoperto con sollievo che la sua forza giovanile è di fallibile natura umana e non transgenica.
CORSINOVI PIERO. Ha spirito agonistico, pugnace e polemico, e ha trovato nell'Empolitour pane per la sua ferina dentatura. La frequentazione del clima sibaritico del Giro e del Tour non gli ha ancora smussato questa baldanza.
DE GASPARI FABIO. Noto alle rime con l'appellativo topografico di Lanerossi, sembrava una meteora che scendeva ogni tanto in campo per staccare Boldrini in salita. Poi evidentemente ci ha preso gusto.
FARNETANI RICCARDO. Narra di essere un ex podista prestato al ciclismo. In effetti nelle poche salite in cui si è cimentato sembra mantenere le velocità della sua passata disciplina.
GAROSI GIANCARLO. Meglio noto come Zio anche dopo l'estinzione ciclistica del nipote, è riuscito a primeggiare sui clivi e sui colli raggiunta l'età della pensione. L'eccesso di allenamento lo ha però costretto ad un lungo periodo di disintossicazione. 
GIANNONI CARLO. Esemplare avviato allo status di tesserato fantasma. Arruolato dal presidente con la formula giustificativa del basta-che-paghino.
GIRALDI FAUSTO. Esemplare avviato allo status di tesserato fantasma. Arruolato dal presidente con la formula giustificativa del basta-che-paghino.
GIRALDI STEFANO. Classificabile come redivivo fantasma dopo una breve ma intensa esperienza nel 2005 culminata con un'evoluzione rovinosa.
GIUNTI CLAUDIO. Gambe affusolate da ciclista con antica memoria di podista, volto da musicista anni '70 alla Stefano Rosso e portamento in bici da motociclista (guardargli certi suoi occhiali o mantelline per credere). In pochi anni è riuscito a capire ed esaudire ciò che voleva fare da grande: staccare Caparrini in salita. Poi il suo appetito è venuto pedalando.
INNOCENTI STEFANO. Noto all'esordio nello status di aggregato come benzinaio o Brunetta, è diventato progressivamente assiduo e socialmente ben abbigliato. Anela per ora da lontano alla schiena presidenziale.
LAMBRUSCHINI PAOLO. È il veterano del gruppo. Cavalca lussuose biciclette con stile e temperanza e soltanto in salita abbandona talora il sorriso e l’eleganza che lo contraddistinguono. L’aumento della velocità media domenicale negli ultimi anni lo ha indotto a fondare una sezione distaccata e moderata della squadra.
LEPORATTI FABRIZIO. Aggregatosi per aggregazione con altri aggregati, ha sviluppato una costante affinità per i percorsi scorciati. È però disposto a sostenere l'onere del tesseramento pur di leggere queste note meritorie.

LISI DANIELE. Inizialmente tesserato sine praesentia è diventato nel breve volgere d'un inverno tesserato cum magna praesentia. Si colloca fedelmente nella schiera dei palafrenieri presidenziali.

MALTANA SABRINA. Non è un virtuale supplemento di quote rosa ma una ciclista reale che ambisce a calcare le orme della rinomata Bertelli. Qualche maschio meno allenato potrebbe vanamente ambire a rimirarne la schiena in salita.
MALTINTI STEFANO. Ingaggiato come palafreniere del palafreniere Lisi, si è dimostrato un assiduo apprendista scalatore. La sua irruenza e qualche difficoltà di apprendimento gli hanno però conferito una naturale propensione alla botta che cerca vanamente di debellare.
MALUCCHI GABRIELE. Dopo essere stato "la promessa di un domani che non è mai diventato oggi" è tornato alle due ruote sudate con fame e passione. Riesce ad evitare lo status molto comune di tesserato fantasma grazie a brevi ma intense apparizioni al Giro ove sfoggia inamovibili manicotti bianchi anti-abbronzatura.
MANCINI ANDREA. Giunto all'Empolitour con un lungo futuro alle spalle e con l'incomprensibile appellativo di Mandolino, si è già distinto come impareggiabile fin de course al Giro, per tacere della sua propensione alcolemica.
MARCONCINI ALESSANDRO. Ciclista di poche presenze ma essenziali. Compare sempre in percorsi mai banali con salite non facili nonostante la propensione alle retrovie.
MARTINI MATTEO. Giovine di bella presenza e speranza prestato all'Empolitour dal circuito agonistico. Indenne ancora dalle mollizie della sosta-Pagni potrebbe però avere imboccato l'irreversibile via della degenerazione dopo l'esordio al Tour 2007.
MAZZANTINI MARCO. Si è tesserato in extremis nel 2015 con la speranza di uscire dall'anonimato. Qualcuno lo ha notato nei folti gruppi più per la stazza che per la propensione alla velocità o alla lentezza.
MENICHETTI ROBERTO. La sua dialettica monotematica gli ha conferito l'appellativo di Sesso ma in bici, fra il serio e il faceto, sa dimostrarsi degno scalatore. Ha da poco perso la verginità nelle grandi corse a tappe.
MICHELASSI CARLO. Apparso e scomparso senza apparenti criteri decisionali sempre in posizioni mediane e nascoste. Deve ancora dimostrare almeno la capacità d'indossare abiti sociali.
MURITANO DANIELE. È l'homo novus del 2006. Dopo una partenza con la botta è riuscito a prendere le misure delle sue potenzialità atletiche riuscendo ad ottenere un posto di rilievo nell'area post-caparriniana delle salite. Ma con qualche inopportuno allenamento a suo favore è arrivato a mostrare la schiena pure al presidente.
NONNI PIERO. Cognomen omen. La sua maturità atletica narrata e percepibile da una proficua baldanza in pianura e in discesa cede inesorabilmente quando la strada comincia a salire esponendolo costantemente a concreti rischi di botta.
NUCCI RICCARDO. Dopo Baronchelli, Moser, Saronni e Indurain con lui si rinnova la tradizione ciclistica del fratello più scarso. Lo Stelvio come salita d'esordio gli conferisce però ambizioni più elevate di quelle ovvie di fin de course.

NUCCI ROBERTO. È scalatore minuto nonostante l’obbedienza perinde ac cadaver ai precetti ipercalorici delle soste-Pagni. Pungente in volata, abile in discesa e nelle gimcane fra veicoli e pedoni, è però soggetto ad oscillazioni sussultorie dello stato di forma che lo rendono protagonista ora di imprese pantaniane, ora di avvilenti esibizioni.

PAGNI MARCO. L’arconte eponimo delle soste in bicicletta. A leggere la Storia dell’Empolitour può sembrare un personaggio più adatto a tavole imbandite che a faticose pedalate. In realtà è anche capace di virtuose prestazioni atletiche privilegiando sempre l’aspetto contemplativo e naturalistico su quello tecnico.

PELAGOTTI ALESSANDRO. Nel corso degli anni ha subito varie mutazioni genetiche: da tenace ciclista a pingue sedentario fino a diventare smilzo triatleta. Si ritessera perché sa che per diventare un vero Ironman bisogna prima staccare Boldrini regolarmente
RINALDI CARLO. Mostra vestigia di una passata pinguedine non solo nell'accrescitivo nominale con cui è noto. Grazie ad un equilibrato connubio di forza atletica e gastronomica è riuscito ad inserirsi stabilmente negli usi e costumi della squadra apportando un bagaglio di memoria ciclistica forse anche superiore a quella del presidente.
ROSSI MICHELE. In un anno di frequentazione dell'habitat sociale ha già marcato una presenza al Tour e una al Giro, minacciandone altre. Per ora mostra in salita pericolose tendenze alla retroversione o all'appiedamento ma può rischiare di migliorarsi.
SALANI GABRIELE. Si allena di nascosto e pure in acqua per giungere belligerante ed ambizioso sulle grandi salite. Il suo marchio di bici è un inseparabile baule sotto la sella che ha il merito di gravare almeno un poco sulla sua giovanile baldanza.

SANI VINICIO. Applica nel ciclismo il massimo criterio di intermittenza non solo in riferimento alla sua nota pollachiuria ma anche per i ricorrenti vuoti di preparazione che lo riempiono da un punto di vista ponderale. L’ultimo di questi vuoti dura da alcuni lustri nonostante l’uso posticcio e saltuario della mountain bike.

SCARDIGLI IVANO. Si narra che vanti trascorsi agonistici. E per l'appunto cerca di fare capolino nel gruppo per staccare Boldrini in salita.
TEMPESTINI ROBERTO. Ha un sorriso spontaneo e fanciullesco per tutte le stagioni, non teme pioggia, neve o caldo. Può pedalare anche i condizioni che ad altri risulterebbero ostili o perniciose: nell’afa con casco e visiera da saldatore, in salita masticando la cilingomma, in discesa con lo stuzzicadenti o nella mezzeria della carreggiata mentre le macchine gli fanno il contropelo.
TOGNETTI PAOLO. Esperienza e resistenza traspaiono dalla sua complessione ossuta e rugosa. Per rispetto gerarchico tende comunque a pedalare nel campo di gravitazione presidenziale.
TRAVERSARI LUCA. Le sue apparizioni sempre meno fugaci possono permettergli di aggiornare il profilo di tanti anni fa quando bramava di collocarsi sulle ruote di Caparrini in salita. Se non cederà alle lusinghe dei gruppi bradicinetici e se il presidente lo aspetterà, tale brama non appare affatto peregrina.
ULIVIERI SIMONE. Curioso ciclista appartenente alla classe dei marsupiali in virtù di un'inamovibile ed incomprensibile appendice ancorata al basso ventre oltretutto sempre cinto da dilavato e graffiato k-way. Dopo  proficue partecipazioni al Giro e al Tour ha subito un'evoluzione morfologica che gli ha permesso di abbandonare il marsupio ma non la propensione a pedalare solo in climi caldi e asciutti.