Profilo atleti tesserati 2019

Alcuni ritratti nell'esercizio delle loro funzioni

ALDERIGHI FRANCESCO. Ciclisticamente non pervenuto, ha però esordito nella Classica Tinti 2018 come camminatore con cane al guinzaglio.
BAGLIONI SANDRO. Arruolato per nepotismo in qualità di cugino dell'arconte Pagni, si è dimostrato in corso d'opera assiduo e promettente. Dal nobile parente ha ereditato alcuni panni smessi ma non, per ora, l'attitudine sibaritica.
BAGNOLI ELISABETTA. Solo con la sua iscrizione s'impinguano contemporaneamente le quote rosa, i Bagnoli e i tesserati fantasma. Di lei circolano foto compromettenti in sella a una bici ma si vocifera che sia stata messa in squadra grazie all'intervento nepotistico di Giunti.
BAGNOLI FILIPPO. L'ultimo nato della gloriosa stirpe dei Bagnoli eredita dal fratello A. l'indolenza e dall'omonimo L. la bradicinesia. Ne viene fuori una promettente entità che vanta già duri Giri nel palmares. Sarebbe già tanto però che imparasse ad abbigliarsi in maniera socialmente corretta.

BAGNOLI LORENZO. Esteta del mezzo meccanico, non tollera scostamenti dall’ideale di purezza virginale della bicicletta. Si difende bene su ogni terreno purché asciutto e privo di potenziali fonti di sporcizia. Col poco allenamento consentito da questa bassa soglia di pedalabilità riesce comunque a non sfigurare sulle grandi salite.

BAGNOLI MAURIZIO. Tesserato ciclico. Alterna periodi d'inesistenza a radiosi periodi di estrema bradicinesia.
BARTOLINI FERNANDO. Se l'apparenza placida e rilassata non inganna, pochi rimireranno la sua schiena in salita. Dovrà soltanto guardarsi da pericolosi incentivi all'allenamento e al dimagrimento.

BERTELLI BEATRICE. Ogni riferimento al sesso debole o alle bellezze in bicicletta sarebbe irriverente. Moltissimi maschi hanno visto le sue brune chiome debordanti dal casco allontanarsi in salita o in discesa. In pianura invece converte spesso la sua energia cinetica in garruli trastulli coi vicini di manubrio.

BOLDRINI MASSIMO. Potente e tenace passista, spinge sui pedali con due ipertrofici stantuffi che non rappresentano certo lo strumento più desiderabile per uno scalatore. In pianura tira senza mai voltarsi o chiedere cambi seminando per strada i compagni più distratti o affaticati. Dopo accurate analisi di biologia molecolare, si è scoperto che si tratta del primo esemplare al mondo di ciclista transgenico.

CAPARRINI ANDREA. Anima, cuore e mente organizzativa dell’Empolitour, ricopre la carica di presidente per diritto divino. Pacato regolarista, è indubbiamente il ciclista più atteso sulle salite anche perché, come Garrone del libro Cuore, ha un indice di massa corporea e una nobiltà d’animo che gli impediscono di staccare compagni più lenti o in difficoltà.

CHIARUGI PAOLO. Concepisce il ciclismo unicamente come sfida alla legge di gravitazione universale. Il suo percorso ideale è fatto di risalite senza discese ardite con partenza al primo albore senza più fermate neanche per pisciare. Antitetiche a questo ideale le abitudini dell’Empolitour gli sono spesso imposte obtorto collo.

CIAMPALINI ROBERTO. Aggregatosi casualmente per strada e perciò noto con l'appellativo di stradino, ha perseverato con la speranza che la mediocrità agonistica della squadra gli consenta di eccellere su qualche salita.
COCCHETTI IVANOÈ. È passato con eleganza dall'aggregazione transitoria all'assuefazione stabile fino a raggiungere le vette montane e mondane del Tour. Molto ligio a soste e convivi non disdegna però di esibire ogni tanto una mai sopita vis agonistica.
CORDERO JOSEPH. Le origini ispaniche e le cosce di diametro boldriniano gli hanno conferito a i suoi esordi un certo alone reverenziale. Con la partecipazione a Classiche e tappe del Giro si è scoperto con sollievo che la sua forza giovanile è di fallibile natura umana e non transgenica.
FARNETANI RICCARDO. Narra di essere un ex podista prestato al ciclismo. In effetti nelle poche salite in cui si è cimentato sembra mantenere le velocità della sua passata disciplina.
GAROSI GIANCARLO. Meglio noto come Zio anche dopo l'estinzione ciclistica del nipote, è riuscito a primeggiare sui clivi e sui colli raggiunta l'età della pensione. L'eccesso di allenamento lo ha però costretto ad un lungo periodo di disintossicazione. 
GIRALDI STEFANO. Classificabile come redivivo fantasma dopo una breve ma intensa esperienza nel 2005 culminata con un'evoluzione rovinosa.
GIUNTI CLAUDIO. Gambe affusolate da ciclista con antica memoria di podista, volto da musicista anni '70 alla Stefano Rosso e portamento in bici da motociclista (guardargli certi suoi occhiali o mantelline per credere). In pochi anni è riuscito a capire ed esaudire ciò che voleva fare da grande: staccare Caparrini in salita. Poi il suo appetito è venuto pedalando.
GIUSTI RICCARDO. Tesserato dopo un esordio esplosivo al Tour 2018 culminato con la conquista dell'ambito titolo di fin de course et du Tour.
GUIDI DAVID. Esemplare avviato allo status di tesserato fantasma. Arruolato dal presidente con la formula giustificativa del basta-che-paghino.
INNOCENTI SERGIO. Baldanzoso e partecipe domenicale ma ancora imberbe per grandi giri e grandi salite.
INNOCENTI STEFANO I. Curiosamente chiamato benzina in quanto benzinaio nei momenti liberi dalla bicicletta e diventato progressivamente assiduo e socialmente ben abbigliato, anela al delicato ruolo di fin de course.
INNOCENTI STEFANO II. Tesserato per confondere le idee come fratello di un Innocenti e omonimo dell'altro, è comunque un ciclista reale e anche presente in qualche spedizione di calendario.
LAMBRUSCHINI PAOLO. È il veterano del gruppo. Cavalca lussuose biciclette con stile e temperanza e soltanto in salita abbandona talora il sorriso e l’eleganza che lo contraddistinguono. L’aumento della velocità media domenicale negli ultimi anni lo ha indotto a fondare una sezione distaccata e moderata della squadra.
LEPORATTI FABRIZIO. Aggregatosi per aggregazione con altri aggregati, ha sviluppato una costante affinità per i percorsi scorciati. È però disposto a sostenere l'onere del tesseramento pur di leggere queste note meritorie.
MAESTRELLI ALBERTO. Esemplare avviato allo status di tesserato fantasma. Però si narra che sia un ciclista da lunghe gittate.
MALUCCHI GABRIELE. Dopo essere stato "la promessa di un domani che non è mai diventato oggi" è tornato alle due ruote sudate con fame e passione. Riesce ad evitare lo status molto comune di tesserato fantasma grazie a brevi ma intense apparizioni al Giro ove sfoggia inamovibili manicotti bianchi anti-abbronzatura.
MANCINI ANDREA. Giunto all'Empolitour con un lungo futuro alle spalle e con l'incomprensibile appellativo di Mandolino, si è già distinto come impareggiabile fin de course al Giro, per tacere della sua propensione alcolemica.
MARCONCINI ALESSANDRO. Ciclista di poche presenze ma essenziali. Compare sempre in percorsi mai banali con salite non facili nonostante la propensione alle retrovie.
MARINI VALERIO. Esemplare avviato allo status di tesserato fantasma. Arruolato dal presidente con la formula giustificativa del basta-che-paghino.
MENICHETTI ROBERTO. La sua dialettica monotematica gli ha conferito l'appellativo di Sesso ma in bici, fra il serio e il faceto, sa dimostrarsi degno scalatore. Ha da poco perso la verginità nelle grandi corse a tappe.
MURITANO DANIELE. È l'homo novus del 2006. Dopo una partenza con la botta è riuscito a prendere le misure delle sue potenzialità atletiche riuscendo ad ottenere un posto di rilievo nell'area post-caparriniana delle salite. Ma con qualche inopportuno allenamento a suo favore è arrivato a mostrare la schiena pure al presidente.
NONNI ALDO. Fratello diverso per assiduità dal seguente Nonni, dopo trascorsi di vero ciclismo e vera obesità vuole tornare a cimentarsi impietosamente con le grandi salite.
NONNI PIERO. Cognomen omen. La sua maturità atletica narrata e percepibile da una proficua baldanza in pianura e in discesa cede inesorabilmente quando la strada comincia a salire esponendolo costantemente a concreti rischi di botta.

NUCCI ROBERTO. È scalatore minuto nonostante l’obbedienza perinde ac cadaver ai precetti ipercalorici delle soste-Pagni. Pungente in volata, abile in discesa e nelle gimcane fra veicoli e pedoni, è però soggetto ad oscillazioni sussultorie dello stato di forma che lo rendono protagonista ora di imprese pantaniane, ora di avvilenti esibizioni.

PAGNI MARCO. L’arconte eponimo delle soste in bicicletta. A leggere la Storia dell’Empolitour può sembrare un personaggio più adatto a tavole imbandite che a faticose pedalate. In realtà è anche capace di virtuose prestazioni atletiche privilegiando sempre l’aspetto contemplativo e naturalistico su quello tecnico.

SALANI GABRIELE. Si allena di nascosto e pure in acqua per giungere belligerante ed ambizioso sulle grandi salite. Il suo marchio di bici è un inseparabile baule sotto la sella che ha il merito di gravare almeno un poco sulla sua giovanile baldanza.
SCARDIGLI STEFANO Agonista navigato e prestato all'Empolitour, dopo varie e proficue partecipazioni a Giri e Tour ha deciso di ufficializzare il prestito.
SESOLDI MARCO. Esemplare avviato al già sperimentato status di tesserato fantasma. Arruolato dal presidente con la formula giustificativa del basta-che-paghino.
TOGNETTI PAOLO. Esperienza e resistenza traspaiono dalla sua complessione ossuta e rugosa. Per rispetto gerarchico tende comunque a pedalare nel campo di gravitazione presidenziale.
TRAVERSARI LUCA. Le sue apparizioni sempre meno fugaci possono permettergli di aggiornare il profilo di tanti anni fa quando bramava di collocarsi sulle ruote di Caparrini in salita. Se non cederà alle lusinghe dei gruppi bradicinetici e se il presidente lo aspetterà, tale brama non appare affatto peregrina.
ULIVIERI SIMONE. Curioso ciclista appartenente alla classe dei marsupiali in virtù di un'inamovibile ed incomprensibile appendice ancorata al basso ventre oltretutto sempre cinto da dilavato e graffiato k-way. Dopo  proficue partecipazioni al Giro e al Tour ha subito un'evoluzione morfologica che gli ha permesso di abbandonare il marsupio ma non la propensione a pedalare solo in climi caldi e asciutti.
VESTRI FABIO. Esemplare avviato allo status di tesserato fantasma. Arruolato dal presidente con la formula giustificativa del basta-che-paghino.